Le ultime settimane, è inutile girarci intorno, hanno modificato tutte le nostre abitudini, dalle più significative fino a quelle che sembravano delle semplici banalità. Scopriamo insieme com’è cambiata la raccolta differenziata ai tempi del coronavirus.

Da quando il governo ha esteso la zona rossa all’intero territorio nazionale, l’Istituto Superiore della Sanità ha emanato alcune linee guida per salvaguardare la salute degli utenti e degli operatori

Ancora più approfonditamente sono state definiti i comportamenti anche delle persone che, ahinoi, sono risultate positive al coronavirus oppure in semplice quarantena

Cosa dicono i DPCM a proposito del coronavirus?

 

Come ormai ben sappiamo, dal 9 marzo 2020, giorno in cui il Presidente Conte ha allargato i confini della zona rossa all’intera nazione, la nostra vita è profondamente cambiata.

In particolare tutte le persone fisiche residenti sul territorio nazionale hanno dovuto osservare il divieto assoluto di lasciare la propria abitazione se non per evidenti, conclamati ed urgenti motivi (motivazioni integrate poi nei successivi DPCM).

Particolare attenzione, inoltre, è stata posta nei confronti delle persone colpite dai diversi sintomi di infezione respiratoria (febbre alta continua, difficoltà respiratorie ed ancora gusto ed olfatto compromessi) ai quali è stato “fortemente raccomandato” di rimanere a casa, evitare i contatti sociali ed avvertire il medico curante.

Per quelle riconosciute positive a seguito del tampone vige da ormai più di un mese il divieto assoluto di uscire di casa.

Viene da sé che da un lato la quarantena precauzionale e dall’altro il divieto assoluto hanno contribuito non poco alla modifica delle nostre abitudini quotidiane, incluso il conferimento dei rifiuti.

Le indicazioni dell’ISS per la raccolta differenziata

 

In un momento così delicato dove la salvaguardia e la salute delle persone sono state messe al primo posto, l’Istituto Superiore della Sanità è dovuto intervenire anche nel merito della raccolta differenziata.

Le linee guida emanate tengono conto del fattore di protezione anche in considerazione del fatto che “andare a buttare l’immondizia” è ormai diventata una delle attività preferite dagli utenti.

Il primo problema che è stato affrontato ha dovuto tenere conto del tempo di permanenza del virus sugli oggetti (che ad oggi risulta ancora essere un’incognita).

Inoltre i rifiuti domestici sanitari infetti sono stati considerati alla stregua di quelli generati in una struttura sanitaria con la differenza che, dati gli eventi, il classico smaltimento effettuato da ditte specializzate non sarebbe stata una strada percorribile.

Nel documento prodotto dall’ISS vengono innanzitutto considerate due tipologie differenti di rifiuti: quelli prodotti nelle abitazioni con persone infette e gli altri, quelli prodotti dal resto della popolazione.

Ai primi è stato raccomandato di non procedere con la raccolta differenziata e di comportarsi come di seguito:

* Raccogliere tutti i rifiuti nell’indifferenziata
* Utilizzare un numero maggiori di sacchetti per prevenire eventuali rotture
* Utilizzare guanto monouso per chiudere i sacchetti
* Non comprimere i rifiuti nei sacchetti con le mani
* Smaltire i rifiuti secondo le indicazioni del comune di residenza

A tutti gli altri, pur senza alcun obbligo, è stato chiesto di seguire alcune di queste semplici regole al fine di mantenere sempre alta l’attenzione (gettare guanti monouso e fazzoletti nell’indifferenziata, chiudere adeguatamente i sacchetti ed utilizzare due sacchetti per volta).

Non mancano ovviamente le indicazioni per gli operatori di settore al fine di gestire al meglio la raccolta differenziata ai tempi del coronavirus.

A questi ultimi è stato raccomandata una dotazione standard di misure protettive quali mascherine e guanti monouso ed un protocollo di sanificazione periodico per le tute e gli indumenti utilizzati.