Il rifiuto diventa risorsa: è questa l’idea alla base dell’economia circolare che differisce dall’economia lineare essenzialmente per la mancanza di interruzione del ciclo al momento del consumo.

Ma il futuro sta cambiando (o è già cambiato) in tutta Europa ed il cambiamento ci impone di scoprire insieme come funziona l’economia circolare in Italia.

Italia e l’economia circolare: un rapporto virtuoso

Secondo il Rapporto nazionale realizzato dal Circular Economy Network ed EMEA, l’Italia si conferma al primo posto tra le economie europee secondo l’indice complessivo di circolarità.

Cosa vuol dire? Semplice, l’Italia è il paese più virtuoso d’Europa e con un indice di 103 punti si posiziona più avanti delle altre nazioni europee (l’Inghilterra è seconda a 90 punti mentre la Germania e la Francia sono rispettivamente seconda e terza ad 88 ed 87 punti).

Il nostro paese risulta essere da due anni il più attivo in termini di promozione delle linee guida ed il più ricettivo nell’applicazione delle stesse.

L’impegno degli italiani, nonostante tutte le problematiche esistenti, è a favore della sostenibilità e lo confermano i numeri: si calcola che per ogni 5kg di materiale consumato circa 1kg è di origine riciclata.

Ad Ecomondo 2019 (la fiera di settore dove eravamo presenti con uno stand) si è parlato molto circa la posizione italiana ed abbiamo potuto constatare che sono davvero tante le imprese che adottano i principi della circolaritàall’interno del loro processo produttivo.

Il reale valore di questo primato è da ricercarsi innanzitutto nella rivoluzione tecnologica che molte aziende italiane hanno inseguito ed adeguato ai loro processi produttivi e che ha permesso loro di risparmiare energia ed emissioni mantenendo inalterata la qualità.

Alla Nespresso, ad esempio, il semplice cambio di materiale per la produzione delle capsule (dalla plastica all’alluminio) ha permesso un risparmio energetico pari al 95% e la possibilità di riciclare interamente il prodotto.

È evidente, a questo punto, quanto una corretta politica di gestione del settore rifiuti diventi fondamentale per supportare le imprese nell’adeguamento dei propri impianti secondo la logica della circolarità economica.

La richiesta di materia prima riciclata aumenterà sempre di più e di conseguenza diventerà sempre più importante il ruolo degli operatori di settore, i quali saranno chiamati ad adeguarsi con tecnologie (impiantistiche ed informatiche) sempre di più all’avanguardia.

Quale futuro per l’economia circolare in Italia?

La bontà dei risultati ottenuti fino ad ora grazie all’adozione di un modello economico sostenibile sono evidenti, ma sarà sempre così? Quale futuro ci aspetta per l’economia circolare in Italia?

La risposta è semplice: non bisogna adagiarsi sugli allori perché nonostante l’attuale primato sia motivo d’orgoglio la strada da compiere è ancora lunga.

I dati del rapporto, infatti, ci confermano che l’Italia è in crescita ed il distacco dagli altri stati europei continua ad essere importante ma ci dicono anche che nell’ultimo anno siamo stati il paese che è cresciuto meno (da 102 del 2018 a 103 del 2019).

Al contrario, il trend di nazioni come Francia e Spagna (rispettivamente +7 e +13 rispetto al 2018) certifica che nella corsa verso i traguardi della circolarità, siamo quelli che camminano con più calma, rischiando una drammatica battuta di arresto.

Attualmente abbiamo due grosse sfide da portare avanti, da un lato dobbiamo recepire pienamente le politiche europee e dall’altro metterle in pratica attraverso azioni concrete ed inevitabili.

La necessità più grande è far partire i decreti attuativi che regolano il trattamento e la destinazione dei rifiuti perché solo così questi ultimi potranno trasformarsi in una vera e propria risorsa per l’industria manifatturiera italiana

Il rischio, se questo non dovesse accadere, non è solo perdere un primato di cui dobbiamo andare fieri ma trasformarci in spettatori di un’occasione di sviluppo fondamentale per il rilancio della nostra economia.